Ecografia transvaginale: come funziona e perché è importante

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 L’ecografia transvaginale è un esame diagnostico-strumentale ginecologico non invasivo molto comune, utile per analizzare a fondo gli organi genitali femminili e può essere effettuata in qualunque momento del ciclo mestruale, in menopausa e in gravidanza. Si basa sulla tecnologia a ultrasuoni e non ha effetti collaterali.

Come funziona l'eco transvaginale

Nell’eco transvaginale la sonda, coperta da un protezione in lattice, viene inserita all’interno della vagina. Qui emette onde sonore che rimbalzando contro i tessuti, restituiscono impulsi che poi vengono rielaborati dallo strumento sotto forma di immagini.
L’eco transvaginale è utile per analizzare gli organi dell’apparato genitale femminile e la presenza di problematiche come le cisti ovariche, i fibromi, malformazioni uterine e tumori.
È un esame poco invasivo ma molto efficace

Cosa si vede con l'ecografia ginecologica?

Rispetto a un’ecografia addominale o pelvica, l’esame transvaginale restituisce immagini con maggior dettaglio e precisione. Gli esami esterni, infatti, possono essere ostacolati sia dagli organi più superficiali che da eventuali strati adiposi che compromettono la precisione dell’ecografia. L’esame transvaginale, invece, permette di ottenere dettagli anatomici di utero, ovaie e endometrio non visibili con altri metodi. Spesso però questa tipologia di esame è comunque associata ad altri esami, così da avere un quadro più completo della zona anatomica.

Quanto dura l'ecografia transvaginale?

L'esame dura circa 10-20 minuti, ma può variare in relazione alle necessità individuali.

Di che cosa si tratta? A cosa serve l'eco transvaginale?

L’ecografia transvaginale è un esame particolarmente utile poiché consente di osservare in modo sicuro e veloce utero, ovaie e tube di Falloppio (o salpingi), nonché gli organi circostanti, come vescica, ureteri, retto e sigma.
Ecco perché nella pratica quotidiana questo esame ha oggi molte indicazioni:

  • Nel percorso diagnostico delle neoformazioni o malformazioni sospettate su base anamnestica e obiettiva a carico degli organi genitali;
  • Nel percorso diagnostico delle donne affette da dolore pelvico cronico o da patologie disfunzionali (ciclo mestruale irregolare) o processi infettivi che possano interessare i genitali interni;
  • Nella diagnosi differenziale con altre patologie addomino-pelviche in condizioni di urgenza (appendiciti, diverticoliti, coliti);
  • Nel percorso diagnostico di pazienti in peri e post menopausa con sanguinamenti atipici, concorrendo a determinare i caratteri dell’endometrio e dalla cavità uterina (sospetti di neoplasie endometriali o ricerca di polipi);
  • Nella sorveglianza delle ovaie e dell’endometrio nelle donne con predisposizione genetica al carcinoma ovarico o sindromi familiari per tumori (BRCA mutate e/o affette da Sindrome di Lynch);
  • Nei percorsi diagnostici dell’infertilità (diagnosi, monitoraggio e assistenza alle tecniche di riproduzione assistita);
  • Nel monitoraggio di terapie mediche (tamoxifene o terapie ormonali), nel controllo di esiti chirurgici (dopo miomectomie) e nel percorso diagnostico delle pazienti affette da patologia della statica pelvica (incontinenza urinaria, stipsi severa).

Quando si fa la prima ecografia interna in gravidanza?

È utilizzata anche nelle varie fasi della gravidanza ma con scopi diversi. Nel primo trimestre infatti, questo esame serve a vedere l’embrione con più precisione rispetto a un’ecografia transaddominale, datare correttamente la gravidanza stessa e fondamentale per monitorare il rischio di un aborto spontaneo. Nei trimestri successivi, invece, l’ecografia transvaginale serve a constatare la salute della cervice uterina. In ogni caso questo esame non rappresenta alcun pericolo per il feto, in quanto gli ultrasuoni sono innocui.


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